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Cari
studenti di Ghesce Ciampa Ghiatso,
qui
all’Istituto Lama Tzong Khapa, tutti noi siamo ancora storditi dagli
eventi che hanno avuto inizio con la morte del nostro maestro.
Il
pomeriggio del 27 novembre, il corpo di Ghesce-la è arrivato
all’Istituto dall’ospedale nel tradizionale carro funebre nero. E’
stato disteso e coperto dal suo stesso saio monacale color
zafferano, in una bara aperta collocata sul suo letto. Nella camera
da quel momento, è calata una atmosfera calma e silenziosa nel
rispetto della meditazione di chiara luce (Tuk-Dam) iniziata dal
nostro maestro: soltanto Tulku Ghiatso sollevava, ogni mattina, un
lembo del saio di Ghesce-la per controllare se egli fosse ancora
nello stadio meditativo.
Fin
dal primo momento è iniziato il pellegrinaggio dei discepoli
provenienti da numerosi paesi, giunti per rendere omaggio e
inchinarsi ancora una volta in silenzio alla loro guida
spirituale.
I
numerosi Lama che sono arrivati all’Istituto, hanno iniziato varie
recitazioni e pratiche nella camera destinata al Dalai Lama, in
villetta. Ogni sera monaci e laici tibetani, si sono riuniti nella
sala da pranzo della villetta per la “Recitazione dei Santi Nomi di
Manjushri; nel gompa principale, i discepoli occidentali di
Ghesce-la hanno fatto lo stesso alternando la lettura dei “Santi Nomi” con la
recitazione del “Sutra del Diamante”.
.
Il
1 dicembre è arrivato in Istituto Tenzin Tashi Tulku, incarnazione
del maestro di Ghesce Ciampa Ghiatso, ma soltanto alle 8 del mattino
di lunedì 3 dicembre gli é stato concesso di visitare Ghesce-la.
Sembra
sia abbastanza comune che un Lama in Tuk-dam attenda l’arrivo del
proprio maestro prima di lasciare il corpo e così, Tulku Ghiatso
aveva impartito severe disposizioni affinché, Tenzin Tashi Tulku,
entrasse nella villetta solo in quel preciso momento. La ricorrenza
del 3 dicembre ricorda infatti, l’anniversario della morte del
fondatore del Monastero di Sera, Jamcen Cioje ed è ritenuta un
giorno di auspicio, pertanto è stata scelta come la data migliore
perché la mente di Ghesce-la
lasciasse il corpo.
Pochi
minuti dopo l’incontro tra Tenzin Tashi e Ghesce-la è iniziata una
forte tempesta di vento: solo nelle ore seguenti della giornata
Dagyab Rinpoce, ci ha detto che il momento in cui il vento ha
soffiato così forte ha coinciso con il momento della separazione
della mente di Ghesce-la dal corpo. Alle 11
del mattino, come avevamo già fatto i giorni precedenti, avevamo
offerto lo Tsog insieme a Dagyab Rinpoce (giunto dalla Germania su
richiesta di Lama Zopa Rinpoce per officiare la cerimonia di
cremazione), Ghesce Tenzin Tenphel, Minyak Rinpoce (giovane lama dal
kangtsen di Ghesce-la che vive nel nord Italia), Tulku Tenzin Tashi
(incarnazione del maestro di Ghesce-la, Ghesce Tashi Bum), Gomo
Tulku (la cui precedente incarnazione ha conosciuto come suo
discepolo Ghesce-la) e Tulku Ghiatso (il lama residente al Centro
Ewam di Firenze).
La
notizia che la mente di Gheasce–la aveva lasciato il corpo è stata
diffusa da Dagyab
Rinpoce solo alle 17.30.
Su
consiglio di Ghesce Ngawan Draga, delle pietre con dei segni
particolari sono state collocate sulla veste zafferano che copriva
il corpo di Ghesce-la.
I
monaci e le monache occidentali, insieme ai lama e ai monaci
tibetani ospitati nella villetta, hanno recitato la preghiera per il
veloce ritorno del maestro davanti al suo corpo, i laici facevano lo
stesso in gompa.
Dagyab
Rinpoce e altri lama hanno accompagnato la cerimonia di preparazione
del corpo di Ghesce-la con particolari preghiere: il corpo di
Ghesce-la è stato lavato con dell’acqua aromatizzata con chiodi di
garofano, cardamomo e altre spezie, poi avvolto in un manto di
cotone bianco e coperto con della seta rossa e arancio. Sulla
sommità del capo è stata posta l’ushnisha e la corona dei cinque
lignaggi di buddha.
Per
la prima volta dalla data della morte, i discepoli si sono potuti
prostrare al loro maestro oltre che offrirgli la kata e la notizia a
fatto si che nella notte, molte persone si siano radunate per
rendere l'ultimo, silenzioso, omaggio al corpo di Ghesce Ciampa
Ghiatso.
Nelle
prime ore della sera del 3 dicembre, Dagyab Rinpoce ha fatto sapere
che sarebbe stato di grande auspicio far coincidere la data della
cremazione con il giorno 4 dicembre, anniversario di Lama Tzong
Khapa.
Le
ore a nostra disposizione per ultimare i preparativi erano ristrette
ad una sola notte: una squadra di uomini era intenta alla
costruzione dello stupa per la cremazione sotto la luce dei
riflettori; intorno allo stupa, i pali piantati nel primo pomeriggio
nel terreno inaridito, hanno delimitato un perimetro, chiuso con
teli di stoffa arancione, grande 10 metri
quadrati. All’interno del recinto, sono stati
sistemati tavoli su entrambi i lati dello stupa per formare un
altare; sull’altare sono state disposte ciotole contenenti acqua e
zafferano in cui galleggiavano offerte di fiori. Allo stesso tempo
sono state preparate delle ghirlande con rametti verdi e fiori
multicolore da appendere da un punto all’altro della
recinzione.
Tutto
si svolgeva con un’incredibile armonia.
Una
portantina era stata costruita e poi decorata con delle kate
colorate e piccole bandiere della vittoria per condurre il corpo di
Ghesce-la dalla villetta al luogo della cremazione. Tre lati del
vaso dello stupa per la cremazione (costruito con mattoni
refrattari), è stato eretto, dipinto ed asciugato velocemente con
l’aiuto di saldatori per metalli. Fotocopie, tracciate in rosso
raffiguranti i sette emblemi reali e la ruota del Dharma sono state
incollate alla base dello stupa (il trono); la parte
superiore della costruzione (il vaso) è stato decorato
con gli otto segni di buon auspicio.
Alle
6 del mattino il corpo di Ghesce-la è stato portato sul luogo della
cremazione in una sobria processione. Mentre i lama recitavano le
preghiere, il corpo di Ghesce-la è stato collocato dentro lo stupa
all’altezza del vaso e disposto sopra un pezzo di stoffa bianca
disegnata con la ruota del Dharma. Il quarto lato del vaso a questo
punto è stato chiuso e decorato con i rimanenti segni di buon
auspicio.
La
cremazione di fatto è iniziata intorno alle 14.30 del 4 dicembre,
dopo che il Comune di Santa Luce ha firmato l’ultimo consenso perchè
ciò potesse avvenire all’interno dell’istituto Lama Tzong
Khapa.
Dagyab
Rinpoce ha guidato la puja del fuoco di Yamantaka seduto su un trono
di fronte allo stupa e con le spalle rivolte mare. Gli altri lama
erano seduti al lato opposto, seguiti dai monaci, le monache e i
laici che avevano completato il ritiro di Yamantaka. Altre persone
erano sedute ad anello intorno al recinto. La puja è stata officiata
in tibetano da Minyak Rinpoce. Non appena il fuoco è stato
appiccato, un brivido di dolore ha attraversato tutti i presenti.
Quando la legna ha iniziato a crepitare, folate di fumo bianco si
sono innalzate vorticosamente, seguite da fiamme color arancio che
finivano dritte e veloci verso il cielo.
Alla
fine della puja, le quattro aperture disposte alla base del trono,
rappresentanti le quattro porte, sono state chiuse con dei mattoni e
dello stucco, quindi rivestite con le immagini dei guardiani delle
quattro direzioni.
La
puja è durata poco più di due ore. Mentre tutto stava finendo, il
sole ci ha regalato uno stupendo tramonto. Nel mare, l’isola della
Corsica all’orizzonte, si stagliava contro un cielo che sembrava in
fiamme. Dopo aver circoambulato lo stupa per qualche tempo, ci siamo
recati nel gompa per compiere l’offerta dello Tsog, come vuole la
tradizione nell’anniversario di Lama Tzong
Khapa.
Abbiamo
trascorso i giorni e le notti successivi svuotando e riempiendo le
offerte disposte intorno allo stupa, e facendo attenzione che le
numerose candele e lampade ad olio non si spengessero al forte
vento.
Ghesce
Tenzin Tenphel ha consigliato tutti noi, suoi studenti, di
continuare la “Recitazione dei Santi Nomi di Manjushri”, del “Sutra
del Diamante” e della preghiera per il veloce ritorno di Ghesce-la.
Questo dovrà essere fatto contando 49 giorni dal 27 novembre,
precisamente fino al 14 gennaio 2008).
Ghesce
Tenphel sottolinea che la motivazione alla base delle recitazioni,
non deve essere, come nel caso di un essere ordinario, quella di
guidare la coscienza che è nella condizione confusa dello stato
intermedio verso una buona rinascita; piuttosto dobbiamo generare un
forte e deciso desiderio che Ghesce-la ritorni presto
fra noi, in forma umana. Lama Zopa Rinpoce offre gli stessi consigli
e lo stesso Dalai Lama
ritiene particolarmente importante, la “Recitazione dei Santi Nomi
di Manjushri” e la preghiere del Migtsema (“il mantra di Lama Tzong
Khapa”).
Ogni
sera, per i 49 giorni previsti alle 18 recitiamo queste
preghiere all’Istituto.
Le
fotografie che documentano questi eventi si trovano sul
sito:
http://picasaweb.google.com/IstitutoLamaTzongKhapa
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